PUNTI DI RIFERIMENTO

 





Confini certi,
cerniere che aprono spiragli
d’orbite accostate all’anima,
oltre lo stridore delle membra.


Manca quel perdifiato,
origine di cortili di luce
in cui ravvedere una sorte raddolcita
e un domani meno aspro
nel pulsare convincente.


Attesa ostinata
nel ritorno d’un copione
a parole simboliche
e un sorriso radioso
che svetta su prati  e nubi discoste,
nell’invisibilità di un indugio di ghiaccio.

@Silvia De Angelis

Commenti

  1. Lindo poema. Me gusto su melancolía. Te mando un beso.

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  2. Che poesia delicata ma decisa, Silvia. Ha qualcosa di cartografico, parla di confini, crepe e punti di appoggio. Mi e piaciuto molto come la mancanza di respiro non sia una caduta ma un inizio, un cortile di luce, un luogo da cui si puo ancora immaginare un domani piu gentile e dove un cuore spezzato puo guarire 💛

    Baci grandi 💛🌸🎀🌺🌷💛 🌸🎀🌺🌷

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  3. Flavio Almerighi
    Abbiamo bisogno di punti di riferimento nelle persone e nelle cose, per stabilire linee certe, una vita meno disperata. Ottimi versi Silvia, buona domenica

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  4. Ringrazio i vari autori, dei graditi commenti

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  5. da facebook :
    Graziella Covelli
    Bellissimo scritto, serena domenica Silvia 🌹❤️

    Vincent Catania
    Bravissima

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  6. Mi punto de referencia es mi corazón.

    Saludos y buen domingo.

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  7. Bei versi, come sempre. Buona domenica, Silvia.

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  8. Panunzi Simonetta
    Complimenti Silvia! Bellissima, intensa, originale come sempre ❣️

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  9. Rosa Cozzi
    Ermetici, pugnaci i tuoi versi. Voglia di cambiamento, migliore sarà la realtà. Vai forte cara poetessa. Buona domenica cara Silvia.

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  10. Volver al alma, como único punto de referencia.
    Precioso tu poema!
    Un abrazo!

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  11. Ritarella Rocchi
    Che dire sei fantastica nei tuoi scritti🥰

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  12. La poesia di Silvia De Angelis chiede di essere abitata con lentezza, come una stanza di soglia più che come un luogo definitivo.
    All’ingresso ci sono i “confini certi”: non barriere, ma cerniere. È un’immagine preziosa. La cerniera non separa, mette in comunicazione. Abitando questi versi sentiamo che l’identità non è chiusa: è un continuo aprirsi e richiudersi tra corpo e anima, tra orbite che non guardano fuori ma si accostano all’interiorità, cercando silenzio oltre “lo stridore delle membra”. Qui il corpo non è negato: è attraversato, portato oltre il rumore.
    Poi si avverte una mancanza essenziale: “quel perdifiato”. È il respiro originario, lo slancio infantile, il correre senza misura. Abitando questo vuoto, il lettore entra in un cortile di luce non ancora costruito, uno spazio interiore dove la sorte potrebbe essere “raddolcita” e il futuro meno ruvido. Non è promessa, è possibilità — e la poesia vive proprio in questa sospensione.
    L’ultima stanza è una dimora dell’attesa. Non passiva, ma “ostinata”. Si aspetta un ritorno — di un copione, di parole simboliche — come se la vita avesse già scritto qualcosa che può ancora essere riattraversato. Il sorriso che “svetta” tra prati e nubi non è ingenuo: è alto, visibile, ma nasce dentro “l’invisibilità di un indugio di ghiaccio”. Qui si abita la contraddizione: calore e gelo, slancio e arresto, speranza e stasi.
    Abitare questa poesia significa sostare in un tempo intermedio, dove non si corre più, ma nemmeno si rinuncia. È una casa fatta di spiragli, di respiri trattenuti, di attese che non cedono.
    Non ci si sente al sicuro — ma presenti.
    E forse è proprio questo il suo punto di riferimento più vero.
    Giovanni Ripani
    Viterbo, 18 Gennaio 2026

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  13. Buongiorno Silvia cara. Ho letto spiragli di luce e speranza in questa tua nuova opera, sempre colma di vocaboli suggestivi ed evocativi al massimo. Un grande abbraccio e un sorriso per te, che porto sempre con cura nei miei pensieri. 🌹

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  14. Sem pontos de referência o caminho ficaria confuso e tudo pareceria quântico.
    Excelente poema, gostei imenso.
    Boa semana.
    Saudações poéticas.

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  15. Engarzaste tus versos, un lujo leerte esta joya...
    Abrazo admirado!!

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