OVE NON PASSA LA VOCE

 




Periferie speciali

nell’osmosi del giorno

erano antidoto da stringere al cuore.

Nell’odierna espressione

sorseggiata di nuovo

quei raccordi lontani

si perdono nel denso verde d’edera.

Si colorano ora

d’un verso caldo della sera

nei  delicati fumenti

di bianco e nero

inciampando di traverso

ove non passa la voce..

@Silvia De Angelis

Commenti

  1. Muy buenos días, que tengas un feliz fin de semana. Besos.

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  2. Perdona al demora en venir a leerte y aprender de tu poesía...
    Abbraccio admirato!!

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  3. da facebook :
    María María
    precioso lo que has escrito.

    Graziella Covelli
    Bellissima poesia 🌹

    Flavio Almerighi
    Sai creare suggestione e nella suggestione bellezza. Ottimo testo

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  4. Melancólico y apasionado poema. Te mando un beso

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  5. da facebook :
    Pino Tota
    Una fresca poesia di grande sensibilità visiva e uno sguardo che va oltre le strette geometrie ...vi si legge l’anima che coinvolge l'intimo pensare

    Maria Virginia Romano
    Molto intima, introspettiva... come sempre brava 👏👏👏
    Buonanotte poetessa ⭐️ 😴

    Vincent Catania
    Bravaaa brava

    Alessandro Mandelli
    Grandissima

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  6. Pensieri leggeri che sembrano insinuarsi e andare lontano seguendo il moto ondivago del fumo di una sigaretta.

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  7. Giovanni Ripani
    Questa poesia di Silvia De Angelis si muove per stratificazioni sottili, come un luogo che riaffiora più per sensazione che per ricordo nitido.
    “Ove non passa la voce” è già una dichiarazione di poetica: uno spazio marginale, silenzioso, dove la parola non arriva più come suono ma come eco interiore. Le “periferie speciali” non sono solo geografiche: sono zone dell’anima, un tempo vissute come antidoto, come qualcosa da stringere al cuore, dunque necessarie alla sopravvivenza emotiva.
    Il tempo opera una trasformazione: ciò che era raccordo ora è smarrimento, inghiottito dal verde d’edera, immagine fortissima di copertura, oblio lento, natura che riprende possesso. Non c’è nostalgia esplicita, ma una dolce resa.
    Bellissima la chiusura cromatica e sensoriale:
    il verso caldo della sera che si mescola ai fumenti di bianco e nero restituisce una scena quasi fotografica, sospesa tra memoria e presente, tra luce e ombra. L’“inciampare di traverso” suggerisce una poesia che non procede dritta, ma accetta l’errore, la deviazione, il passo incerto — proprio là dove la voce non passa, ma il sentire sì.
    È un testo intimo e appartato, che non alza il tono, ma scava. Una poesia che abita il margine e lo rende luogo di verità.

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